Tag: economia

  • Unicredit: Strategia di Espansione e Osservazione sul Mercato Italiano

    Unicredit: Strategia di Espansione e Osservazione sul Mercato Italiano

    In Breve

    Qual è l'intenzione di Unicredit riguardo a Commerzbank?
    Unicredit intende procedere con l'acquisizione di Commerzbank.
    Qual è l'approccio di Unicredit sul mercato italiano?
    Unicredit adotta attualmente un atteggiamento di osservatore riguardo alle acquisizioni domestiche.
    Cosa ha dichiarato Andrea Orcel sulla strategia di Unicredit?
    Orcel ha affermato che Unicredit è orgogliosa delle sue radici italiane ma è ora una banca paneuropea.

    Unicredit ha confermato la sua intenzione di procedere con l’operazione di acquisizione su Commerzbank, mentre sul fronte delle acquisizioni domestiche adotta un atteggiamento di osservatore. L’amministratore delegato Andrea Orcel ha dichiarato di essere “molto molto orgogliosi di essere una banca con radici italiane, ma ormai più che mai siamo paneuropei”, sottolineando l’importanza strategica dell’operazione su Commerz.

    Il governo tedesco non si oppone all’operazione in linea di principio, ma ha espresso riserve riguardo a modalità che potrebbero essere percepite come ostili. Commerzbank, dal canto suo, non ha rilasciato commenti ufficiali, ma sembra disponibile al dialogo, considerato essenziale per procedere e creare valore. Un primo incontro tra Unicredit e il management di Commerzbank è previsto dopo la presentazione dei risultati della banca tedesca, attesa per la prima settimana di agosto.

    Sul fronte nazionale, Orcel ha minimizzato il rischio di un’operazione aggressiva, affermando: “Al momento siamo osservatori”. Le trattative relative a Bper e Banco BPM sono considerate complesse e affollate, e non ci sono indicazioni concrete su un possibile dossier riguardante Fineco. Inoltre, l’elevato costo di una potenziale operazione su Fineco è un fattore da considerare. Banca Generali appare un obiettivo plausibile dal punto di vista industriale, ma la sua integrazione nei meccanismi del gruppo Generali renderebbe qualsiasi mossa più complessa, coinvolgendo il Leone di Trieste e i suoi principali azionisti. Orcel ha ribadito che, almeno per il momento, Generali rimane una partecipazione finanziaria.

    Resta in circolazione l’ipotesi di un equilibrio tra i principali azionisti, volto a rafforzare partecipazioni significative senza raggiungere posizioni di controllo, attraverso reti di partecipazioni e contrappesi reciproci.

    Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso SDA Bocconi, ha osservato che Unicredit crede di avere ancora ampi margini di valore interno da liberare, riducendo così l’urgenza di operazioni straordinarie sul mercato domestico. La strategia delineata dall’amministratore delegato privilegia una crescita organica disciplinata, ricorrendo all’inorganico solo se in grado di creare valore, con un forte focus su efficienza, tecnologia e qualità dei ricavi. La recente correzione del titolo in Borsa è stata interpretata come una presa di profitto e un adeguamento delle aspettative, piuttosto che come un giudizio negativo sulla strategia dell’istituto.

  • Banca Centrale Europea: Tassi d’interesse invariati a luglio, ma il futuro resta incerto

    Banca Centrale Europea: Tassi d’interesse invariati a luglio, ma il futuro resta incerto

    In Breve

    Qual è la decisione della BCE sui tassi d'interesse a luglio?
    La BCE ha mantenuto i tassi d'interesse invariati, con il tasso sui depositi al 2,25%.
    Ci saranno futuri rialzi dei tassi?
    Non si esclude un possibile aumento dei tassi già a settembre.
    Quali sono le preoccupazioni attuali della BCE?
    La BCE monitora attentamente l'inflazione e l'impatto dello shock energetico sull'economia.

    La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato nella sua riunione di luglio che i tassi d’interesse rimarranno invariati. Il tasso sui depositi è fissato al 2,25%, il tasso sui rifinanziamenti principali al 2,40% e il tasso sui prestiti marginali al 2,65%. Questa decisione è stata presa all’unanimità, sebbene alcuni membri del consiglio direttivo abbiano espresso riserve riguardo alla necessità di un ulteriore aumento. Tuttavia, non si esclude un possibile rialzo già a settembre.

    La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha sottolineato l’importanza di monitorare attentamente i dati economici, le prospettive di inflazione e i rischi associati. In particolare, Lagarde ha evidenziato la necessità di valutare gli effetti di secondo round, che al momento non sembrano manifestarsi. Le proiezioni per settembre dovranno tener conto dell’andamento dei prezzi di petrolio e gas, che rimangono altamente variabili.

    Nonostante gli attacchi nel Mar Rosso siano stati ritenuti allarmanti e con un impatto previsto, questi non hanno influenzato la decisione della BCE di mantenere i tassi invariati. Il comunicato della BCE indica che le prospettive per i prezzi dell’energia sono attualmente in linea con le proiezioni di giugno, ma ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto in Medio Oriente.

    La BCE ha quindi ritenuto che non ci sia attualmente la necessità di un intervento sul costo del credito, pur mantenendo un attento monitoraggio dell’incertezza e dell’impatto inflazionistico legato allo shock energetico, che deve ancora manifestarsi pienamente. Nel secondo trimestre dell’anno, l’attività economica ha mostrato segni di miglioramento, in particolare nei servizi, ma il conflitto in Medio Oriente continua a frenare la crescita.

    Il tasso di disoccupazione a maggio si attestava al 6,2%, vicino ai minimi storici, sebbene le offerte di lavoro siano diminuite e le aspettative delle imprese e delle famiglie suggeriscano un mercato del lavoro più debole rispetto a prima del conflitto. Gli indicatori anticipatori indicano una crescita modesta nel breve termine, frenata dallo shock energetico e dalle incertezze, mentre i fondamentali per la crescita nel medio periodo rimangono intatti, grazie ai consumi, agli investimenti in nuove tecnologie e alle spese pubbliche in difesa e infrastrutture.

    Lagarde ha anche ricordato la flessione dell’inflazione a giugno, avvertendo però che gli shock energetici continuano ad alimentare l’aumento dei prezzi. Le aspettative di inflazione a breve termine rimangono elevate, mentre quelle a lungo termine si attestano attorno al 2%. La BCE prevede che la dinamica dei prezzi rimarrà sopra l’obiettivo fino alla prima metà del 2027, per poi diminuire grazie al calo previsto dei prezzi dell’energia e a una crescita più contenuta.

    I rischi per la crescita sono orientati al ribasso, mentre quelli per l’inflazione sono al rialzo. Le condizioni finanziarie sono diventate leggermente più rigide rispetto all’ultima riunione, in conseguenza del rialzo di giugno, e nel linguaggio del Consiglio direttivo è scomparso il riferimento ai rischi «bilanciati». Lagarde ha escluso la possibilità di lasciare l’incarico prima della scadenza del mandato nel settembre 2027, affermando che «quando ci sono nuvole all’orizzonte, il capitano resta sulla nave».

    Infine, ha accolto con favore l’adesione delle banche centrali di Bosnia e Montenegro alla piattaforma per pagamenti istantanei basata sulla tecnologia TIPS, con Albania, Kosovo e Macedonia del Nord previste a novembre. Lagarde ha ringraziato la Banca d’Italia per il ruolo svolto in questo processo.

  • Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato di oltre 48 milioni di euro

    Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato di oltre 48 milioni di euro

    In Breve

    Qual è il fatturato di Oropan?
    Oropan registra un fatturato superiore a 48 milioni di euro.
    In quanti Paesi esporta Oropan?
    Oropan esporta i suoi prodotti in 26 Paesi.
    Quali sono gli obiettivi del Piano Strategico ESG 2026-2029?
    Il piano prevede l'azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e una riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029.

    Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato di oltre 48 milioni di euro

    Oropan, un’azienda italiana specializzata nella produzione di pane, sta facendo notizia per il suo notevole successo internazionale. Con un fatturato che supera i 48 milioni di euro e un’export che ha visto una crescita di quasi 11 punti nel 2025, Oropan esporta i suoi prodotti in ben 26 Paesi, portando l’eccellenza del Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo.

    Un impegno costante verso la sostenibilità

    Guidata da Lucia Forte e dai suoi fratelli, Oropan ha fatto della sostenibilità la propria missione aziendale. L’azienda ha implementato una governance evoluta e ha adottato il metodo della doppia materialità per garantire un miglioramento continuo. Il Piano Strategico ESG 2023-2025 ha già realizzato oltre il 90% delle 101 iniziative previste, generando 17.000 ore di formazione e contribuendo a un significativo aumento della presenza femminile nel personale, con un incremento del 162,5% e un turnover femminile azzerato.

    Risultati tangibili e riconoscimenti

    Oropan non solo ha migliorato le proprie pratiche interne, ma ha anche ridotto le emissioni e i rifiuti, eliminando oltre 43.000 kg di plastica dagli imballi primari. L’azienda vanta 18 certificazioni di qualità, tra cui il Rating di Legalità con il punteggio massimo e la medaglia d’argento EcoVadis, che la colloca nel 5% delle migliori aziende del settore a livello mondiale in termini di ambiente, etica e pratiche lavorative.

    Obiettivi futuri e innovazione

    Il nuovo Piano Strategico ESG 2026-2029 si propone di raggiungere obiettivi ambiziosi, come l’azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e una riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029. Tra le altre iniziative, Oropan punta a utilizzare energia da fonti rinnovabili, sviluppare packaging integralmente sostenibile e promuovere l’agricoltura rigenerativa. Inoltre, l’azienda si impegna nella digitalizzazione della filiera e nello sviluppo di nuovi prodotti nutrizionali, accompagnati da programmi di crescita professionale e welfare aziendale.

    Il pane come espressione culturale

    Oropan non si limita a produrre pane; il suo prodotto è un simbolo dell’identità culturale italiana e della dieta mediterranea. L’azienda si propone di valorizzare la filiera certificata e di dimostrare la solidità e la continuità del modello industriale italiano. Con il suo approccio innovativo e sostenibile, Oropan rappresenta un esempio di come le aziende possono coniugare successo economico e responsabilità sociale.

  • Andy Burnham nuovo Primo Ministro del Regno Unito: un cambio di rotta per l’economia

    Andy Burnham nuovo Primo Ministro del Regno Unito: un cambio di rotta per l’economia

    In Breve

    Chi è il nuovo Primo Ministro del Regno Unito?
    Andy Burnham è stato incaricato di formare un nuovo governo.
    Quali sono le promesse di Burnham?
    Burnham promette un nuovo modello economico e un piano per ridurre il costo della vita.
    Cosa ha detto Starmer prima di lasciare il suo incarico?
    Starmer ha dichiarato di essere orgoglioso dei risultati ottenuti e ha offerto il suo sostegno a Burnham.

    In un’importante svolta politica, Andy Burnham è stato ufficialmente incaricato da Re Carlo III di formare un nuovo governo britannico, dopo le dimissioni di Keir Starmer. Burnham, noto come il “Re del Nord” per il suo successo come sindaco di Manchester, ha tenuto il suo primo discorso da premier senza appunti, evidenziando la necessità di restituire stabilità al Paese in un momento di crisi economica.

    Nel suo intervento, Burnham ha sottolineato di essere il settimo primo ministro dal 2016 e ha delineato un ambizioso piano per un “nuovo modello economico e politico”. Questo approccio prevede un maggiore controllo pubblico delle risorse e un piano di reindustrializzazione, con un forte sostegno alle imprese. Ha promesso di presentare un piano per ridurre il costo della vita già il giorno successivo, delineando un percorso decennale di progresso che include la costruzione di case popolari e una riduzione del potere di Westminster, per concedere maggiore autonomia a città e regioni.

    Rivolgendosi a coloro che si sentono “stanchi della politica” nelle “zone dimenticate del Paese”, Burnham ha promesso di “riportare la speranza” e di “investire nel successo invece di pagare per il fallimento”. Queste dichiarazioni hanno suscitato un certo ottimismo tra i sostenitori del Labour, che vedono in lui una figura capace di rinnovare l’immagine del partito.

    Oggi è attesa la nomina dei ministri chiave, tra cui quelli degli Esteri, degli Interni e del Tesoro. Burnham ha affermato che queste scelte rifletteranno le priorità del nuovo esecutivo e che il governo dovrà rappresentare “tutte le anime del partito laburista”.

    Burnham ha una lunga carriera politica alle spalle, avendo aderito al Labour a soli 15 anni e venendo eletto deputato nel 2001. Ha ricoperto ruoli significativi nei governi di Tony Blair e Gordon Brown prima di dedicarsi alle istituzioni locali nel nord dell’Inghilterra. Come primo sindaco di Greater Manchester dal 2017, è stato riconfermato due volte con maggioranze crescenti, raggiungendo un indice di gradimento del 65% al momento del suo addio alla carica. Per diventare successore di Starmer, si è candidato nella circoscrizione di Makerfield, vicino a Manchester, dove è stato eletto con il 55% dei voti.

    Starmer ha lasciato Downing Street dichiarando di sentirsi sereno e orgoglioso dei risultati ottenuti durante i suoi sei anni e mezzo di leadership, compreso il rilancio del Labour e la vittoria elettorale nel 2024. Ha esortato Burnham a non “soccombere alle divisioni” e gli ha assicurato il suo “pieno sostegno”.

  • Cartello nel Settore degli Additivi Edili: Accuse della Commissione Europea

    Cartello nel Settore degli Additivi Edili: Accuse della Commissione Europea

    In Breve

    Quali aziende sono coinvolte nell'accusa di cartello?
    Le aziende coinvolte includono Cemex, Sika, Mapei e TAM.
    Quando sono state effettuate le ispezioni?
    Le ispezioni a sorpresa sono state effettuate nel 2023.
    Quali sanzioni potrebbero essere imposte?
    Le sanzioni potrebbero arrivare fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende coinvolte.

    Cartello nel Settore degli Additivi Edili: Accuse della Commissione Europea

    La Commissione Europea ha lanciato gravi accuse contro alcuni dei principali produttori di additivi per cemento e calcestruzzo, sostenendo che abbiano costituito un cartello con l’obiettivo di aumentare i prezzi a danno dei clienti. Tra le aziende coinvolte figurano nomi noti come Cemex, una filiale del gruppo Saint-Gobain, il leader svizzero Sika, l’italiana Mapei e la francese TAM.

    Il Ruolo degli Additivi nel Settore Edile

    Gli additivi per cemento e calcestruzzo sono sostanze chimiche fondamentali nel settore delle costruzioni, utilizzate per migliorare le proprietà fisiche e chimiche dei materiali da costruzione. Questi prodotti sono essenziali per garantire la qualità e la durabilità delle opere edili, rendendo le accuse di cartello particolarmente gravi.

    Le Indagini della Commissione Europea

    Nel 2023, la Commissione ha condotto ispezioni a sorpresa presso le sedi delle aziende sospettate, raccogliendo prove che potrebbero confermare l’esistenza di un accordo tra produttori e associazioni di categoria in diversi paesi, tra cui Francia, Germania e Spagna. Le indagini si concentrano su pratiche di aumento dei prezzi avvenute nel 2021 e nel 2022, periodo che ha visto un significativo impatto economico a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina.

    Possibili Conseguenze per le Aziende Coinvolte

    Se le accuse dovessero essere confermate, la Commissione Europea ha il potere di infliggere sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende coinvolte. Tuttavia, le imprese avranno l’opportunità di difendersi dalle accuse, presentando le proprie argomentazioni.

    Implicazioni per il Settore Edile

    Questa situazione solleva interrogativi significativi riguardo alla trasparenza e alla concorrenza nel mercato degli additivi edili. Se confermate, le pratiche collusive potrebbero non solo danneggiare i consumatori, ma anche influenzare negativamente l’intero settore delle costruzioni, già provato da costi crescenti e da una domanda volatile.

    Conclusioni

    Le accuse della Commissione Europea rappresentano un’importante svolta nel monitoraggio delle pratiche commerciali nel settore edile. Resta da vedere come si evolverà la situazione e quali misure verranno adottate per garantire la correttezza e la competitività del mercato.

  • L’Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    L’Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    In Breve

    Cosa è l'agentic commerce?
    L'agentic commerce è un ecosistema in cui agenti di intelligenza artificiale eseguono transazioni in tempo reale per conto dei clienti.
    Qual è il ruolo degli agenti AI nel commercio elettronico?
    Gli agenti AI possono avviare e completare transazioni, ottimizzando l'esperienza utente e la sicurezza dei pagamenti.
    Come influiscono le infrastrutture di pagamento sull'agentic commerce?
    Le infrastrutture di pagamento devono diventare leggibili dalle macchine per permettere l'esecuzione immediata delle transazioni.

    Introduzione all’Agentic Commerce

    Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha subito una trasformazione radicale grazie all’emergere di tecnologie avanzate. Tra queste, l’agentic commerce si distingue per l’uso di agenti di intelligenza artificiale (AI) capaci di avviare e completare transazioni in tempo reale. Questo nuovo ecosistema consente ai software di operare all’interno di vincoli definiti, facilitando acquisti più rapidi e sicuri.

    Il Ruolo degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    Tradizionalmente, il commercio digitale si è focalizzato sull’ottimizzazione dell’esperienza utente attraverso interfacce intuitive e percorsi di conversione ben strutturati. Fino a poco tempo fa, l’uso dell’AI era limitato a chatbot e assistenti virtuali. Oggi, invece, gli agenti AI possono eseguire transazioni direttamente per conto dei clienti, cambiando radicalmente il modo in cui interagiamo con il commercio online.

    Infrastrutture di Pagamento e Dinamismo delle Transazioni

    Per supportare questa evoluzione, le infrastrutture di pagamento si stanno adattando, spostandosi verso un modello in cui l’intento del cliente si traduce immediatamente in esecuzione. Le piattaforme devono diventare leggibili dalle macchine, permettendo così agli agenti AI di completare transazioni in tempo reale. Questo richiede una solida architettura di pagamento in grado di verificare l’intento umano e il consenso esplicito, oltre a riconoscere e autenticare gli agenti coinvolti.

    Strategie per le Grandi Imprese

    Per le grandi aziende, l’adozione dell’agentic commerce avverrà inizialmente attraverso agenti proprietari, progettati per migliorare la conversione e mantenere i clienti all’interno dell’ecosistema del brand. Tuttavia, per rimanere competitive, sarà fondamentale aprirsi anche a agenti non brand controllati dai consumatori o dai reparti acquisti. Ignorare questa evoluzione potrebbe comportare una perdita di quote di mercato.

    Ottimizzazione dei Cataloghi e Metadata

    L’interazione degli agenti AI con i sistemi software richiede un’ottimizzazione dei cataloghi e dei metadata. Questo è essenziale per garantire che gli agenti autonomi possano elaborare i dati in modo efficace. Collaborare con partner specializzati nella discovery può migliorare ulteriormente l’efficienza operativa.

    Micro-Transazioni e Modelli di Business Modulari

    L’agentic commerce promuove anche la transizione verso modelli di business modulari e micro-transazionali. Gli agenti possono sottoscrivere servizi SaaS al bisogno o facilitare l’acquisto di singole lezioni su piattaforme di learning, combinando contenuti da vari fornitori e gestendo automaticamente i pagamenti tra i merchant coinvolti.

    La Sicurezza nei Pagamenti

    Un aspetto cruciale dell’agentic commerce è la sicurezza nei pagamenti. Le transazioni diventano altamente dinamiche e qualsiasi inefficienza o errore di autenticazione può interrompere l’intero processo d’acquisto. Pertanto, è fondamentale implementare ambienti di pagamento che possano interpretare istruzioni delegate, rispettare vincoli di spesa ed eseguire transazioni istantanee.

    Regolamentazione e Conformità

    Con l’emergere di modelli di pagamento programmabili, la conformità alle normative diventa un fattore critico. Aggiornamenti come PSD3/PSD4 e l’AI Act europeo stabiliscono aspettative di responsabilità che le aziende devono rispettare. La complessità operativa derivante dall’autenticazione in tempo reale degli agenti e dai requisiti normativi richiede un’integrazione efficace dei protocolli di pagamento.

    Conclusione: Verso un Futuro Digitale Sicuro

    Il reset a livello di protocollo del commercio digitale è in accelerazione. Le aziende che riusciranno a mettere in sicurezza le proprie infrastrutture di pagamento e a verificare prontamente l’intento e l’autenticità degli agenti avranno un vantaggio competitivo significativo. L’agentic commerce rappresenta quindi non solo un’opportunità, ma anche una sfida per il futuro del commercio elettronico.

  • Crisi del commercio al dettaglio: meno negozi ma fatturato in crescita

    Crisi del commercio al dettaglio: meno negozi ma fatturato in crescita

    In Breve

    Qual è la riduzione dei negozi al dettaglio in Italia dal 2018 al 2023?
    Il numero di negozi è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96.000 unità.
    Come è cambiato il fatturato del commercio al dettaglio nello stesso periodo?
    Il fatturato complessivo è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato la crescita maggiore?
    I discount alimentari hanno visto un aumento del 101,1% nel fatturato.

    Negli ultimi cinque anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito una trasformazione radicale. Tra il 2018 e il 2023, il numero di negozi è diminuito da 666.479 a 570.313, segnando una riduzione di quasi 96.000 unità (-14,4%). Nonostante questa contrazione, il fatturato complessivo del settore ha registrato un incremento significativo, passando da 326,8 miliardi a 410,7 miliardi di euro, con un aumento del 25,7%.

    Le categorie più colpite da questa crisi sono stati gli ambulanti, che hanno visto una diminuzione del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, con un calo del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno mostrato una crescita del 4,2%, evidenziando una diversificazione nei modelli di consumo.

    Un fattore chiave dietro l’aumento del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un incremento del 7,4% nel numero di punti vendita e un aumento del 101,1% nel fatturato. Questo trend è accompagnato da un’inflazione che, nel medesimo periodo, è salita del 19,8%, suggerendo una crescente ricerca di convenienza da parte delle famiglie italiane.

    Inoltre, l’aggregato che comprende e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici ha registrato un aumento del 13,6% nelle unità locali e un impressionante 41,9% nel fatturato. Questo cambiamento evidenzia un’evoluzione nel comportamento dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni pratiche e convenienti.

    Dal punto di vista occupazionale, la riduzione dei punti vendita non ha comportato una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, il numero di addetti è diminuito solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno visto incrementi significativi nel numero di addetti (+22,4%), nonostante la chiusura di numerose insegne.

    Il fatturato per addetto ha mostrato una crescita del 27,9%, passando da 172.000 a 220.000 euro. Le farmacie e i settori legati ai carburanti e tabacchi hanno visto aumenti ancora più marcati, rispettivamente del 43,5% e del 50,4%. Tuttavia, negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato solo del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è diminuito dell’8,4%, segnalando una possibile saturazione del mercato.

    Analizzando i dati territoriali, il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è attribuibile a minori opportunità di lavoro dipendente, all’efficacia degli incentivi e alla crescita del turismo. È interessante notare che il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

    In conclusione, il commercio al dettaglio in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da una significativa riduzione dei punti vendita, ma anche da un aumento del fatturato. Questo scenario suggerisce che, sebbene molte piccole realtà stiano chiudendo, i consumatori stanno adattando le proprie abitudini, privilegiando modelli di acquisto più convenienti e accessibili.

  • Le aziende italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    Le aziende italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle aziende italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle aziende italiane intervistate intende investire sui mercati esteri.
    Quali sono i principali fattori che influenzano le scelte d'investimento?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori principali, seguiti dal rischio cambio e instabilità finanziaria.
    Cosa prevede il futuro per le aziende italiane nel 2027?
    L'82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati.

    Le aziende italiane attive sui mercati internazionali dimostrano una sorprendente resilienza, continuando a investire nonostante le difficoltà economiche e le tensioni geopolitiche. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, le imprese italiane sono sostenute dalla forte reputazione del made in Italy, noto per la sua qualità, stile e affidabilità.

    Un’analisi delle rilevazioni effettuate dalla rete delle Camere di commercio italiane all’estero ha messo in luce un quadro generale ancora favorevole: il 40% delle aziende considera il clima verso i prodotti italiani come “molto positivo”, con una domanda in crescita. Il 49% lo giudica “positivo, ma più selettivo”, mentre solo il 3% si mostra più prudente.

    Le valutazioni variano significativamente a seconda delle aree geografiche. In America Latina, l’80% delle imprese segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le aziende si dividono tra un quadro stabile e un atteggiamento più cauto.

    Per quanto riguarda gli investimenti, il 51% delle aziende intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire sui mercati esteri. Solo il 3% ha segnalato una riduzione della propria esposizione. Le risposte variano a seconda della regione: in Asia e negli Stati Uniti, tutte le imprese si dichiarano orientate a investire, mentre in Europa prevale una maggiore prudenza, con il 39% delle aziende orientate a nuovi investimenti e il 33% che adotta strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le principali preoccupazioni, indicate dal 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica nei singoli mercati (14%).

    Per competere efficacemente, oltre alla qualità del prodotto, le aziende italiane riconoscono l’importanza di strategie a medio-lungo termine. Oltre la metà delle imprese intervistate ha indicato questa come prioritaria, mentre il 29% ha sottolineato l’importanza di scegliere partner locali affidabili e il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione.

    Tra i concorrenti più citati figurano la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%). Le aziende italiane ritengono necessarie misure come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027: il 24% attende una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato: “Il made in Italy continua a essere percepito come un riferimento di qualità, stile e reputazione, ma oggi non è più sufficiente. Nei mercati internazionali, la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali e la capacità di adattare il modello commerciale sono sempre più cruciali. La qualità resta il punto di partenza, non il punto di arrivo.”

  • Cottarelli: L’Italia non ha bisogno di flessibilità Ue per il debito

    Cottarelli: L’Italia non ha bisogno di flessibilità Ue per il debito

    In Breve

    Cosa pensa Cottarelli della flessibilità Ue per l'Italia?
    Cottarelli afferma che l'Italia non ha bisogno attualmente di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico.
    Qual è la situazione economica attuale dell'Italia?
    Gli indicatori mostrano performance relativamente buone, con un incremento dell'occupazione e della produzione industriale.
    Quali sono le preoccupazioni sui programmi elettorali?
    Cottarelli avverte che molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie.

    Cottarelli: L’Italia non ha bisogno di flessibilità Ue per il debito

    Carlo Cottarelli, noto economista e ex commissario alla spending review, ha recentemente espresso la sua opinione riguardo alla situazione economica dell’Italia, sottolineando che, almeno per il momento, il Paese non ha necessità di ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit dovrebbe essere giustificato solo se necessario per evitare una recessione.

    Attualmente, gli indicatori economici non mostrano una debolezza tale da richiedere una manovra espansiva generalizzata. Il primo trimestre del 2026 ha registrato performance relativamente buone per gli standard italiani, con un incremento dell’occupazione e della produzione industriale. Tuttavia, si è osservata una lieve flessione a maggio, mantenendo comunque livelli elevati. Pertanto, eventuali interventi dovrebbero essere mirati a settori specifici particolarmente colpiti, finanziati attraverso tagli ad altre spese o con maggiori entrate fiscali.

    Cottarelli ha anche evidenziato l’importanza della trasparenza nei programmi elettorali, avvertendo che molte promesse fatte dai partiti sono prive di coperture finanziarie. In particolare, sono emerse stime di impegni non finanziati che si aggirano tra i 140 e i 150 miliardi di euro all’anno per alcuni partiti, una somma che, se non affrontata, potrebbe avere significative implicazioni sul debito pubblico nel corso della legislatura.

    Un altro tema affrontato da Cottarelli è quello dei salari. Negli ultimi trent’anni, i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6%. Sebbene il salario minimo possa avere un ruolo, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Per affrontare questa questione, sono necessarie politiche che favoriscano gli investimenti e rendano il Paese più attrattivo per le imprese.

    Inoltre, l’inflazione ha avuto un impatto significativo sul potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando a una perdita del potere d’acquisto di circa il 13% per i lavoratori dipendenti. Sebbene nei tre anni successivi i salari abbiano recuperato parte del terreno perso, la ripresa dell’inflazione rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la stabilità economica.

    Infine, Cottarelli ha toccato il tema del consolidamento bancario, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per famiglie e piccole e medie imprese. Cottarelli auspica quindi un approccio a doppio binario, che contempli sia il rafforzamento delle istituzioni bancarie che la protezione delle realtà locali.

  • Sbloccati 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto italiano

    Sbloccati 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto italiano

    In Breve

    Qual è l'importo del credito d'imposta per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta ammonta a 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Quali veicoli possono beneficiare del credito?
    Possono beneficiare le imprese che utilizzano veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate.

    Il governo italiano ha recentemente sbloccato un credito d’imposta da 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto. Questa misura, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, prevede un credito massimo del 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, come risulta dalle fatture, nel periodo compreso tra marzo e giugno 2026.

    Le imprese beneficiarie sono quelle che utilizzano gasolio commerciale per veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata confermata anche l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili. Le domande per accedere a questo credito potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane.

    Questa iniziativa arriva dopo settimane di solleciti da parte delle associazioni di categoria e in seguito a un incontro tenutosi il 22 luglio presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, si è fatto il punto sugli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale.

    Il governo si era impegnato a introdurre il credito d’imposta e a permettere la dilazione dei pagamenti delle imposte. Queste misure sono state inserite in un decreto-legge approvato il giorno dell’incontro e confermate con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Le associazioni di categoria avevano segnalato incertezze operative nelle settimane successive, e Unatras aveva scritto il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sollecitare tempi certi. Inoltre, è stata annunciata la convocazione di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica, previsto per i primi giorni di settembre. Questo tavolo, presieduto dal ministro e aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, sarà uno strumento di confronto stabile su logistica nazionale, normative, intermodalità e investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».