Energia

Riscaldamento e trasformazioni ecosistemiche: il caso di Ny-Ålesund

redazione 2 min di lettura
Stazione Dirigibile Italia a Ny-Ålesund

In Breve

Quali sono le principali osservazioni a Ny-Ålesund?
Le osservazioni documentano un aumento delle temperature e l'atlantificazione dei fiordi.
Cosa ha rivelato il progetto LIQUIDICE?
Il progetto ha registrato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale.
Qual è l'importanza delle serie storiche nella ricerca?
Le serie storiche aiutano a distinguere i cambiamenti naturali da quelli antropici.

La stazione ‘Dirigibile Italia’ a Ny-Ålesund, operativa dal maggio 1997 e gestita dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) dal 2020, ha fornito dati cruciali per comprendere il cambiamento climatico nell’Artico. Negli ultimi trent’anni, i ricercatori hanno registrato un costante aumento delle temperature, l’atlantificazione dei fiordi e significative trasformazioni negli ecosistemi polari.

Le infrastrutture di campo, tra cui la Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, monitorano variabili atmosferiche, la composizione dell’aria e gli scambi energetici tra superficie e atmosfera. Inoltre, sistemi mooring ancorati al fondale marino misurano continuamente parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua, fornendo un quadro dettagliato delle condizioni ambientali.

Le serie storiche raccolte tra il 1993 e il 2011 indicano un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio, con un aumento di circa 1 °C ogni dieci anni nelle acque del Kongsfjorden. Questo fenomeno è un chiaro segnale dell’influenza crescente delle masse d’acqua atlantiche nella regione.

Nel mese di aprile 2026, il progetto europeo LIQUIDICE ha registrato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale, portando a una fusione precoce del manto nevoso. Questo ha causato la formazione di canali d’acqua sui ghiacciai e ha saturato gli strati nevosi basali, compromettendo l’accesso al cibo per la fauna locale.

La deposizione di aerosol e polveri ha ridotto l’albedo della neve, accelerando ulteriormente lo scioglimento del ghiaccio marino e favorendo la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili. Questi cambiamenti non solo influenzano l’ambiente, ma pongono anche a rischio il permafrost, che potrebbe rilasciare gas serra nel terreno.

In parallelo, si osserva l’espansione della vegetazione nota come Arctic Greening, un fenomeno che potrebbe avere impatti significativi sugli ecosistemi locali. I ricercatori avvertono che le serie di lungo periodo sono fondamentali per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti causati dall’uomo e per comprendere non solo l’entità dei cambiamenti in atto, ma anche la loro direzione futura.

I risultati di questa ricerca saranno discussi a Roma dal 5 al 7 ottobre durante la Conferenza nazionale polare, organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. Questo incontro rappresenta un’importante opportunità per approfondire le prospettive della ricerca polare italiana e il suo impatto sulla comprensione del cambiamento climatico nell’Artico.

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Autore della redazione Agenda Ambiente.