Energia

Italia in Ritardo sulla Transizione Energetica: La Relazione sullo Stato della Green Economy 2026

redazione 3 min di lettura
Transizione energetica in Italia

In Breve

Quali sono i principali ritardi dell'Italia nella transizione energetica?
L'Italia mostra ritardi nelle riduzioni delle emissioni di gas serra e nella quota di rinnovabili rispetto agli obiettivi europei.
Come si confrontano le rinnovabili italiane con quelle di altri paesi europei?
L'Italia ha installato solo 7,2 GW di nuova capacità nel 2025, rispetto ai 23 GW della Germania e 11 GW della Spagna.
Quali opportunità offre la transizione energetica?
La transizione è vista come un'opportunità economica, con potenziali benefici legati alla sostenibilità e alla riduzione della dipendenza da materie prime estere.

Il 3 novembre 2026, durante gli Stati Generali delle green economy, è stata presentata la Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, che mette in luce i ritardi dell’Italia rispetto agli obiettivi di sostenibilità e transizione energetica. Nonostante le spinte internazionali verso una maggiore sostenibilità ambientale, il nostro Paese sta affrontando sfide significative in vari ambiti.

Il contesto geopolitico attuale, caratterizzato da conflitti e crisi economiche, ha reso ancora più urgente la necessità di risposte efficaci. Le difficoltà legate ai rincari energetici e le restrizioni sulle esportazioni di materie prime critiche hanno messo in evidenza l’importanza di una maggiore autonomia energetica e di un’economia circolare.

Secondo le stime, la bolletta annuale europea del gas nel 2026 potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro, un notevole aumento rispetto ai 40 miliardi del 2019. Anche la spesa per il petrolio è prevista in aumento di circa 45 miliardi. Le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono aumentate di cinque volte dal 2019 al 2024, influenzando i prezzi e la disponibilità delle risorse.

Tra i trend globali già in atto, la relazione sottolinea la crescita delle fonti rinnovabili, l’elettrificazione della mobilità e l’uso dell’intelligenza artificiale per l’adattamento climatico. Tuttavia, permangono nodi aperti, come l’impatto dei data center sull’ambiente. Inoltre, la riduzione dei servizi ecosistemici sta avendo effetti negativi sulla produzione alimentare e sulla fertilità dei suoli.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati sono preoccupanti. Nel 2025 si è registrato un aumento delle emissioni di gas serra, con una modesta riduzione attesa per l’anno in corso. Negli ultimi dieci anni, la diminuzione media è stata di 7 milioni di tonnellate l’anno, mentre per rispettare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) sarebbe necessaria una riduzione di circa 14 milioni di tonnellate l’anno fino al 2030.

La quota di rinnovabili sui consumi finali lordi era del 19% nel 2024, contro una media dell’Unione Europea del 25%. Nei trasporti, la quota di rinnovabili è solo del 10%, rispetto al 34,2% previsto dal PNIEC per il 2030. Nella generazione elettrica, le rinnovabili rappresentano il 47% del totale, con un obiettivo fissato al 70% per il 2030. Tuttavia, l’Italia ha installato solo 7,2 GW di nuova capacità l’anno scorso, a fronte dei 23 GW della Germania e degli 11 GW della Spagna, mentre per raggiungere gli obiettivi servirebbero circa 10 GW all’anno.

Altri indicatori mostrano criticità: la superficie destinata all’agricoltura biologica è diminuita del 5,4% nel 2025, dopo un incremento del 59,3% nei dieci anni precedenti. I consumi idrici sono elevati e la disponibilità per abitante è inferiore alla metà della media europea, con il riutilizzo delle acque depurate fermo al 4%, rispetto a un potenziale stimato del 23%.

Nonostante queste difficoltà, emergono elementi positivi nella circolarità: la dipendenza dalle importazioni di materiali è alta (47% nel 2025), ma il tasso di uso circolare dei materiali è buono (21,6% rispetto al 12,2% dell’UE) e il riciclo complessivo dei rifiuti è elevato (86% contro una media UE del 41%). Tuttavia, il riciclo degli imballaggi è al 77,3%, mentre permangono difficoltà nella gestione della plastica e la raccolta dei rifiuti elettronici (RAEE) resta bassa.

La transizione energetica è vista come un’opportunità economica e di crescita, un “effetto cigno verde” in risposta ai costi generati dalla crisi climatica. Tuttavia, per cogliere questa opportunità, l’Italia deve accelerare gli investimenti e le politiche in materia di rinnovabili, efficienza idrica, riciclo e riduzione della dipendenza da materie prime estere.

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Autore della redazione Agenda Ambiente.