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Aumento dei costi produttivi dei pannelli in legno: una sfida per le imprese europee

redazione 2 min di lettura
Fiera Sicam di Pordenone

In Breve

Quali sono le cause dell'aumento dei costi per le imprese di pannelli in legno?
L'aumento dei costi è dovuto principalmente all'incremento dei prezzi dell'energia, delle materie prime e dei trasporti.
Come stanno reagendo le imprese a questi rincari?
Le imprese stanno valutando di aumentare i prezzi e alcuni stanno considerando fermi produttivi.
Qual è l'impatto del Cbam sui costi delle materie prime?
Il Cbam comporta un aumento dei costi delle materie prime, in particolare dell'urea, utilizzata per le colle.

Le aziende produttrici di pannelli in legno stanno vivendo un momento critico, segnato da un aumento dei costi produttivi che viene definito ‘fuori controllo’. Questa situazione sta erodendo la competitività delle imprese europee rispetto ai produttori internazionali, come emerso durante la fiera Sicam di Pordenone, dedicata ai componenti e semilavorati per l’arredamento.

Nel secondo semestre di quest’anno, i rincari hanno colpito in modo significativo le bollette energetiche: l’elettricità è aumentata del 106%, mentre il prezzo del gas ha registrato un incremento dell’85%. Questi aumenti hanno avuto un impatto diretto sui costi delle materie prime, in particolare sull’urea, utilizzata per le colle, il cui prezzo è salito del 51% in sei mesi. Inoltre, l’entrata in vigore del Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), una normativa dell’Unione Europea che introduce un meccanismo di prezzo sulle importazioni di materiali con elevato contenuto di CO2, ha ulteriormente aggravato la situazione.

Oltre ai rincari energetici, anche i costi di trasporto e delle materie prime legnose sono aumentati. I tronchi per triturazione hanno visto un incremento di circa il 23% dall’inizio dell’anno, mentre il prezzo del pellet è salito del 35%. Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, ha sottolineato che la situazione attuale ricorda le tensioni economiche post-pandemia, ma con una differenza fondamentale: mentre allora il mercato era in crescita e permetteva di trasferire gli aumenti sui prezzi, oggi il mercato è stagnante e la marginalità delle imprese si sta assottigliando, portando alcune aziende a considerare fermi produttivi.

Le stime delle imprese indicano un aumento dei costi medio di 30-35 euro al metro cubo da gennaio a oggi. Circa due terzi di questo incremento sono stati assorbiti dal mercato, ma il restante dovrà inevitabilmente riflettersi sui prezzi nei prossimi 4-5 mesi per evitare gravi conseguenze per le aziende. A gennaio è previsto il secondo dei quattro aumenti sull’urea legati al Cbam, che comporterà un ulteriore costo di circa 40 euro a tonnellata per questa materia prima.

Il settore manifatturiero europeo sta affrontando tensioni simili, con l’industria che evidenzia che in Italia il costo dell’energia elettrica è superiore di circa il 30% rispetto alla media dell’Unione Europea. Di fronte a questa situazione, le imprese chiedono interventi a Bruxelles per ridurre il divario nei costi energetici e ristabilire condizioni di concorrenza più equilibrate. È fondamentale che gli obiettivi di sostenibilità siano accompagnati da politiche che non penalizzino le aziende europee impegnate nella transizione ecologica.

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Autore della redazione Agenda Ambiente.