Tag: investimenti

  • Volkswagen in trattative con JSW per cedere quote in India

    Volkswagen in trattative con JSW per cedere quote in India

    In Breve

    Qual è l'obiettivo delle trattative tra Volkswagen e JSW?
    L'obiettivo è la cessione di quote della attività di Volkswagen in India per rafforzare la sua posizione nel mercato automobilistico.
    Quali sono le difficoltà che Volkswagen ha affrontato in India?
    Volkswagen ha incontrato difficoltà a crescere in India nonostante una presenza di oltre vent'anni.
    Che impatto avrà la cessione di quote su JSW?
    JSW avrà accesso alle piattaforme tecnologiche di Volkswagen e potrà sviluppare collaborazioni globali.

    Volkswagen è attualmente in colloqui con il conglomerato indiano JSW per la cessione di quote della sua attività in India. Questo accordo, se finalizzato, rappresenterebbe un passo significativo per Volkswagen nel rafforzare la propria posizione nel terzo mercato automobilistico mondiale.

    JSW, sotto la guida di Sajjan Jindal, è attivo in diversi settori, tra cui i veicoli elettrici e la siderurgia, e punta a ottenere una quota di maggioranza nella joint venture con Volkswagen. Le trattative, avviate tre anni fa, si sono concentrate sull’utilizzo degli impianti di Volkswagen situati a Pune e Chhatrapati Sambhajinagar. Tuttavia, restano ancora punti critici da definire, come la valutazione dell’operazione e l’entità del capitale che ciascuna parte dovrà investire.

    Un’eventuale cessione di quote permetterebbe a JSW di accedere alle piattaforme tecnologiche di Volkswagen, aprendo la strada a collaborazioni a livello globale. Per Volkswagen, questo rappresenterebbe la conclusione di una lunga ricerca di un partner locale, dopo oltre vent’anni di presenza in India, durante i quali ha incontrato difficoltà nel crescere nel mercato indiano.

    Un portavoce di Volkswagen ha dichiarato che il gruppo è costantemente alla ricerca di nuove opportunità e opzioni di business per attuare la propria strategia in India, sottolineando l’importanza del mercato indiano per i piani di crescita globale di Skoda Auto. Tuttavia, il portavoce ha rifiutato di commentare le discussioni in corso con JSW, e non è stata ricevuta alcuna risposta da parte del gruppo indiano.

    Inoltre, Volkswagen ha recentemente ridotto l’investimento previsto per una nuova piattaforma locale per veicoli elettrici, portandolo a circa 700 milioni di dollari, rispetto a un piano iniziale di circa un miliardo. Oggi, il gruppo, attraverso i marchi Skoda, Volkswagen, Audi, Porsche, Bentley e Lamborghini, detiene circa il 2,5% del mercato indiano dei veicoli passeggeri, al di sotto dell’obiettivo del 5% fissato per la fine del decennio.

    Il CEO Klaus Zelmer ha affermato: “Abbiamo raddoppiato la nostra quota nel 2025, e consideriamo l’India un mercato strategico per la crescita al di fuori dell’Europa”. Questo è ulteriormente supportato dall’investimento in una nuova fabbrica a Pune, che impiegherà circa 5.000 addetti.

    Nonostante la filiale indiana di Volkswagen abbia registrato un aumento degli utili nell’esercizio chiuso al 31 marzo, la casa madre sta adottando un approccio più cauto nel finanziare le attività in India, a causa delle sfide legate a una complessa ristrutturazione globale.

  • Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

    Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

    In Breve

    Qual è l'obiettivo del piano triennale di Cremonini?
    Raggiungere un fatturato di 7,5 miliardi di euro entro il 2028.
    Quanto investe Cremonini nel 2026?
    Oltre 150 milioni di euro, di cui circa 40 milioni per la ristorazione.
    Qual è la situazione attuale dei consumi nel settore della ristorazione?
    I consumi sono stabili ma senza un trend di crescita significativo a causa della perdita di potere d'acquisto.

    Il Gruppo Cremonini ha recentemente presentato un piano triennale ambizioso che prevede investimenti per un totale di 600 milioni di euro, mirati a rafforzare la catena del valore, promuovere l’internazionalizzazione e ottimizzare le operazioni aziendali. Questo piano, che si estende fino al 2028, ha come obiettivo principale il raggiungimento di un fatturato di 7,5 miliardi di euro entro la fine del periodo, con una crescita media prevista del 9-10% annuo, e la possibilità di avvicinarsi ai 10 miliardi di ricavi entro il 2030.

    Nel 2025, il Gruppo ha registrato un fatturato superiore a 6,4 miliardi di euro, mentre il 2026 è stato definito come un anno di consolidamento, con un obiettivo di ricavi di almeno 6,7 miliardi, nonostante le sfide legate all’aumento dei costi energetici che stanno comprimendo i margini di profitto.

    La prima tranche del piano per il 2026 prevede oltre 150 milioni di euro di investimenti, di cui circa 40 milioni saranno destinati al settore della ristorazione. In particolare, Chef Express, una delle principali divisioni del gruppo, sarà oggetto di un’ottimizzazione strutturale e di un piano di nuove aperture, con un focus particolare sul Mezzogiorno, in particolare in Puglia e nelle grandi isole.

    Il Gruppo Cremonini conferma inoltre la sua partecipazione a gare per concessioni in aeroporti, stazioni ferroviarie e aree autostradali, consolidando così la sua presenza nel segmento della ristorazione “in viaggio”. Le risorse rimanenti del piano saranno allocate alla produzione di carni bovine e salumi attraverso Inalca, e alla distribuzione nel mercato Ho.Re.Ca. tramite Marr.

    Marr, leader in Italia nella distribuzione all’Ho.Re.Ca. con un fatturato di circa 2,1 miliardi di euro, sta attuando un piano di rinnovamento e di efficientamento delle sue piattaforme logistiche, con nuove filiali già operative a Roma, in Lombardia e in Puglia, e avviando interventi di miglioramento nel Nord Italia.

    Nonostante le sfide del mercato, il Gruppo ha notato un rallentamento nei consumi nel settore della ristorazione, come evidenziato dai dati Fipe, che mostrano un calo degli ingressi nei pubblici esercizi. Secondo la direzione, i consumi in Italia rimangono sostanzialmente stabili, ma senza un trend di crescita significativo, principalmente a causa della perdita di potere d’acquisto dei consumatori.

    Inalca, che gestisce oltre 230.000 bovini tra Italia e Polonia, dispone di un grande polo produttivo a Sochocin per la macellazione e lavorazione delle carni. In Italia, l’obiettivo è potenziare la rete di allevatori per migliorare l’integrazione della filiera bovina. Circa il 40% dei ricavi di Inalca proviene dall’estero, principalmente dall’Europa, ma anche da mercati in Africa e Russia. Il gruppo non esclude ulteriori espansioni in Nord America, partendo dal Canada, dove è già presente con uno stabilimento per il confezionamento di salumi, attraverso piccole acquisizioni o joint venture con partner locali.

    Le risorse destinate a questo piano saranno utilizzate per nuovi stabilimenti, piattaforme e ristoranti, seguendo la strategia e la filosofia di essere un’azienda a conduzione familiare, puntando a un futuro di crescita e innovazione.

  • Stellantis: Integrazione tra Fiat Brasile ed Europa con Investimenti nel Polo di Betim

    Stellantis: Integrazione tra Fiat Brasile ed Europa con Investimenti nel Polo di Betim

    In Breve

    Qual è l'obiettivo della strategia di Stellantis?
    Integrare le attività Fiat in Brasile ed Europa attraverso la condivisione di piattaforme e investimenti significativi.
    Quanto investirà Stellantis nel polo di Betim?
    14 miliardi di reais entro il 2030.
    Qual è il primo modello previsto dalla nuova strategia?
    Il crossover Argo X.

    Fiat celebra un traguardo importante: i 50 anni del suo stabilimento di Betim, situato nello Stato di Minas Gerais, in Brasile. In occasione di questo anniversario, Stellantis ha rivelato una strategia ambiziosa per integrare le operazioni del marchio in Brasile con quelle in Europa, puntando su una condivisione di piattaforme e sullo sviluppo di nuovi prodotti.

    Inaugurato nel 1976, lo stabilimento di Betim è diventato uno dei centri automobilistici più significativi del Sud America. Dalla sua apertura, sono stati prodotti oltre 18 milioni di veicoli, con più di 4 milioni esportati in circa 40 Paesi. Questo polo industriale coinvolge oltre 400 fornitori diretti e una filiera che conta circa 190 mila lavoratori, contribuendo in modo sostanziale alla crescita economica locale.

    Fino ad oggi, Fiat Brasile e Fiat Europa hanno seguito percorsi industriali distinti, sviluppando modelli e piattaforme differenti per rispondere a normative e mercati diversi. Molti dei modelli di successo in Sud America, come Strada e Argo, non sono mai stati introdotti in Europa. Tuttavia, Stellantis ha annunciato investimenti per 14 miliardi di reais entro il 2030, destinati a nuovi prodotti, elettrificazione, digitalizzazione ed espansione della capacità produttiva.

    La strategia prevede il lancio di un nuovo modello Fiat ogni anno fino al 2030, con il crossover Argo X come primo passo operativo. La novità principale di questa strategia è la convergenza su un’architettura comune, rappresentata dalla piattaforma Smart Car, pensata per modelli più accessibili, e distinta dalle piattaforme STLA, dedicate ai segmenti superiori.

    La condivisione di piattaforme e componenti ha come obiettivo la riduzione dei costi di sviluppo e dei tempi di progettazione, mantenendo al contempo le necessarie personalizzazioni per i diversi mercati. Questa razionalizzazione industriale è vista come una risposta alla crescente competizione, in particolare dalla pressione esercitata dai costruttori cinesi.

  • Le aziende italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    Le aziende italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle aziende italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle aziende italiane intervistate intende investire sui mercati esteri.
    Quali sono i principali fattori che influenzano le scelte d'investimento?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori principali, seguiti dal rischio cambio e instabilità finanziaria.
    Cosa prevede il futuro per le aziende italiane nel 2027?
    L'82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati.

    Le aziende italiane attive sui mercati internazionali dimostrano una sorprendente resilienza, continuando a investire nonostante le difficoltà economiche e le tensioni geopolitiche. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, le imprese italiane sono sostenute dalla forte reputazione del made in Italy, noto per la sua qualità, stile e affidabilità.

    Un’analisi delle rilevazioni effettuate dalla rete delle Camere di commercio italiane all’estero ha messo in luce un quadro generale ancora favorevole: il 40% delle aziende considera il clima verso i prodotti italiani come “molto positivo”, con una domanda in crescita. Il 49% lo giudica “positivo, ma più selettivo”, mentre solo il 3% si mostra più prudente.

    Le valutazioni variano significativamente a seconda delle aree geografiche. In America Latina, l’80% delle imprese segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le aziende si dividono tra un quadro stabile e un atteggiamento più cauto.

    Per quanto riguarda gli investimenti, il 51% delle aziende intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire sui mercati esteri. Solo il 3% ha segnalato una riduzione della propria esposizione. Le risposte variano a seconda della regione: in Asia e negli Stati Uniti, tutte le imprese si dichiarano orientate a investire, mentre in Europa prevale una maggiore prudenza, con il 39% delle aziende orientate a nuovi investimenti e il 33% che adotta strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le principali preoccupazioni, indicate dal 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica nei singoli mercati (14%).

    Per competere efficacemente, oltre alla qualità del prodotto, le aziende italiane riconoscono l’importanza di strategie a medio-lungo termine. Oltre la metà delle imprese intervistate ha indicato questa come prioritaria, mentre il 29% ha sottolineato l’importanza di scegliere partner locali affidabili e il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione.

    Tra i concorrenti più citati figurano la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%). Le aziende italiane ritengono necessarie misure come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027: il 24% attende una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato: “Il made in Italy continua a essere percepito come un riferimento di qualità, stile e reputazione, ma oggi non è più sufficiente. Nei mercati internazionali, la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali e la capacità di adattare il modello commerciale sono sempre più cruciali. La qualità resta il punto di partenza, non il punto di arrivo.”