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Il Pulsante “Approvo”: Rischi e Responsabilità nell’Autonomia degli Agenti AI

redazione 2 min di lettura
Agenti AI e governance

In Breve

Qual è il rischio principale associato al pulsante "Approvo"?
Il rischio principale è la difficoltà di attribuire responsabilità in caso di malfunzionamenti degli agenti AI.
Come devono essere trattati gli agenti AI?
Gli agenti AI devono essere trattati come entità dotate di identità, richiedendo credenziali e controlli di governance.
Qual è l'importanza della supervisione umana negli agenti AI?
La supervisione umana è fondamentale per garantire trasparenza e allineamento con gli obiettivi organizzativi.

Negli ultimi anni, l’adozione di sistemi di remediation automatica ha rivoluzionato il modo in cui le reti affrontano i problemi. Questi sistemi possono risolvere malfunzionamenti durante la notte, senza alcuna notifica, lasciando la verifica delle azioni all’ispezione successiva da parte di un operatore umano. Questo approccio, definito come Human-on-the-Loop, presenta tuttavia delle criticità. In scenari alternativi, agenti improvvisati possono eseguire correzioni simili, ma senza fornire tracce esaustive delle decisioni che hanno portato a tali interventi. Di conseguenza, i log mostrano solo il “cosa” è stato fatto, ma non sempre il “perché”, rendendo difficile attribuire responsabilità in caso di malfunzionamenti o outage.

Markus Nispel, CTO EMEA e Head of AI Engineering di Extreme Networks, mette in guardia sul fatto che senza vincoli adeguati, le deleghe progressive a sistemi agentici possono accumularsi, creando livelli di autonomia non esplicitamente approvati. Ricerche recenti indicano che il 57% dei responsabili IT prevede di rimuovere gli esseri umani dal loop entro un anno, mentre il 79% già considera gli agenti AI come “utenti” che necessitano di gestione delle identità e controlli di governance.

È fondamentale trattare gli agenti che operano su reti come entità dotate di identità. Questi agenti richiedono credenziali, politiche, limiti operativi, spiegabilità e tracce di audit analoghe a quelle degli operatori umani. Molte infrastrutture di gestione degli accessi sono state progettate per le persone, e applicare soluzioni adattate in modo informale agli agenti può generare accessi “ombra” e rischi non quantificati. Per mitigare tali rischi, ogni agente dovrebbe essere configurato come un principal con permessi limitati, accesso temporizzato, percorsi di revoca chiari e un registro completo delle azioni compiute, nonché delle motivazioni che hanno guidato le scelte.

La fiducia nell’autonomia degli agenti deve essere progressiva. Questi possono iniziare in modalità suggerimento e guadagnare capacità operative sulla base di prove e limiti definiti, piuttosto che ricevere autonomie totalizzanti sin dall’inizio. Con l’aumento delle decisioni autonome in volume e complessità, la supervisione umana deve essere affiancata da infrastrutture che integrino identità, enforcement delle policy, osservabilità e responsabilità, garantendo così trasparenza e allineamento con gli obiettivi organizzativi.

Nei sistemi multi-agente, la complessità aumenta ulteriormente. Una catena di agenti che si passano contesto rende più difficile ricostruire gli eventi rispetto a un singolo agente, poiché è necessario sapere cosa ciascun agente conosceva oltre a cosa ha fatto. Il lavoro considerato noioso — impostare permessi rigorosi, controlli d’identità e audit trail che rispondano alle domande operative — è cruciale per distinguere le implementazioni resilienti da quelle che espongono l’organizzazione a rischi latenti.

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Autore della redazione Agenda Ambiente.