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Vaccino mRNA Intismeran: un passo avanti nella lotta contro il melanoma

redazione 2 min di lettura
Vaccino mRNA Intismeran

In Breve

Quali sono i risultati dello studio sul vaccino mRNA Intismeran?
Lo studio ha mostrato un miglioramento significativo nella recurrence-free survival e nella distant metastasis-free survival.
A chi è destinato il vaccino mRNA Intismeran?
È destinato a pazienti con melanoma completamente asportato ma ad alto rischio di recidiva.
Qual è la novità del vaccino mRNA Intismeran?
Il vaccino è personalizzato in base al materiale tumorale del singolo paziente.

L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si conferma come leader nella ricerca sul melanoma, avendo randomizzato il maggior numero di pazienti al mondo nello studio internazionale di fase 3 INTerpath-001. Con 82 pazienti randomizzati su 128 sottoposti a screening, lo studio ha coinvolto un totale di 1.137 pazienti, frutto di una collaborazione tra Moderna e Merck.

Questo studio ha confrontato l’efficacia dell’aggiunta del vaccino personalizzato a mRNA Intismeran al trattamento con pembrolizumab, rispetto all’uso del solo pembrolizumab. I risultati ottenuti sono stati incoraggianti, mostrando un miglioramento statisticamente significativo in due obiettivi primari: la recurrence-free survival (Rfs) e la distant metastasis-free survival (Dmfs).

Il vaccino è destinato a pazienti con melanoma completamente asportato chirurgicamente, ma ad alto rischio di recidiva. Questo include pazienti con melanoma primitivo ad alto rischio e metastasi nei linfonodi regionali, oltre a coloro che hanno singole metastasi a distanza radicalmente asportate.

La peculiarità del vaccino risiede nella sua personalizzazione: viene realizzato utilizzando il materiale tumorale del singolo paziente. Dopo un rigoroso controllo di qualità, il tessuto viene analizzato tramite un algoritmo capace di identificare fino a 34 neoantigeni. L’mRNA che codifica per questi neoantigeni viene quindi incapsulato in nanoparticelle lipidiche, facilitando l’ingresso nelle cellule target. Una volta somministrato, il vaccino stimola l’espansione delle cellule T specifiche contro il tumore, generando una memoria immunologica in grado di riconoscere e attaccare eventuali cellule tumorali residue.

“La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio”, ha dichiarato Michele Del Vecchio, direttore dell’Unità Oncologia Medica Melanomi dell’INT di Milano. Ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra multidisciplinare coinvolto nella sperimentazione, definendo il vaccino come “una vera terapia personalizzata”, progettata per affrontare le specificità del tumore di ciascun paziente.

Dal punto di vista della sicurezza, l’aggiunta del vaccino non ha comportato un aumento significativo della tossicità rispetto al solo trattamento con pembrolizumab, un aspetto cruciale per un trattamento adiuvante. I dati completi dello studio saranno presentati al congresso ESMO di ottobre a Madrid, e il protocollo prevede un follow-up continuativo per valutare anche la sopravvivenza globale dei pazienti.

“Se questi risultati saranno confermati, questo approccio potrà diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio”, ha concluso Del Vecchio, evidenziando la necessità di una stretta collaborazione multidisciplinare per la gestione di terapie personalizzate di questo tipo.

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Autore della redazione Agenda Ambiente.